Intervista a Paolo Abi, scrittore trasgressivo

Una doppia personalità celata ma alla portata di tutti adesso. Un cammino volutamente nascosto per pudore, ma che viene alla luce per abbandonarsi al piacere: arma vincente contro se stessi e la solitudine intrinseca, anche se solo per pochi istanti. È questa la vita di Paolo Abi, autore di Taixo ti scrivo, che ora si racconta, per spiegare ulteriormente la sua interiorità e, in qualche modo, smascherare e confidare i propri sentimenti.

Nel suo testo compaiono quasi volutamente più volte le parole “trasgressione”, “voler trasgredire”, “vita trasgressiva” quasi a sottolineare questo dato di fatto, a volerlo marcare, ricordare, tenerlo presente al lettore. Perché tiene molto a evidenziare queste parole?
Perché quello che scrivo, quello che racconto nel libro, ha senso solo nell’ottica di quel mondo trasgressivo che descrivo, altrimenti il tutto sarebbe non solo incredibile, ma anche tanto squallido.

Il Paolo della vita quotidiana, normale, è una persona timida e riservata. Come mai ha deciso di rivelare l’altra personalità e renderla pubblica con un libro?
Ho scritto questo libro perché credo che avere questa doppia, o tripla personalità, sia una realtà di tutti, che tutti neghiamo o rifuggiamo.

Cosa spinge, secondo Paolo, un uomo alla trasgressione? E secondo Taixo?
Sarebbe presuntuoso sostenere «cosa spinge un uomo alla trasgressione»; posso dire cosa ha spinto me: un desiderio di rivalsa, la ricerca di momenti di puro sesso felice, in piccole parentesi di tempo, per staccare dalla vita mai appagante di tutti i giorni.

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L’amicizia

L’amicizia sincera
è raggiante come il sole,
brillante come il diamante,
quando spontaneamente nasce,
per apprezzare la sua naturalezza,
va curata e amata nel suo sviluppo
come un fiore appena nato,
aspettare che maturi per raccoglierne i frutti.

Se giunge la stagione del rancore,
va messa al riparo dal livore
attendendo con fiducia
che esca dal suo torpore.

Curar la devi con sentimento
e difenderla dovrai da ogni arcano
che a te possa sembrar profano.

L’amicizia è sensibile, è gracile,
come un mandorlo in fiore
sente il mutar delle stagioni.

L’amicizia nitida è come l’arcobaleno,
ritorna sempre col sereno
quando è finito il temporale.

Ti regala bei momenti,
ti nutre con il suo nettare
quando attraversi deserti e steppe,
è sempre rigogliosa e profumata
come la zagara in primavera,
limpida e trasparente
come il fiume alla sorgente.

Quando percepisce i tuoi dilemmi
ti è vicina per fare fugare le tue pene.

Con il sorriso ti accompagna
finché si rischiara il tuo viso
e ritorni a vivere con dolcezza
per donare l’incanto dell’amore.

Aldo Antonio Tramontana

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Intervista a Daniela Lojarro, scrittrice fantasy

Emotività narrativa e scavi psicologici, amore, amicizia, lealtà e ogni tipo di valore altruistico, come abbiamo visto, scaturiscono dal romanzo fantasy di Daniela Lojarro. Ma più di ogni altra cosa è la conoscenza che si pone come speranza per il futuro che situa fondamenta nel viaggio che ogni essere umano e animale compie. E così, dopo aver letto e dibattuto Il suono sacro di Arjiam, questa volta abbiamo voluto conoscere chi lo ha scritto, chi ha sottolineato, dato impronta e dato vita alle pagine che oggi teniamo sul nostro comodino e che sfogliamo ogni volta che vogliamo acquisire coraggio, volontà e speranza, per delle ragioni valorose e autentiche.

Spesso, il mondo incantato della fantasia si rivela un’alternativa per evadere dalla quotidianità: per lei, invece, cosa rappresenta?
Non ritengo che il mondo della fantasia e, quindi, dell’arte in senso più ampio siano una fuga dalla realtà: appartengono all’uomo fin dalla notte dei tempi. I primi strumenti musicali che si conoscono risalgono a 37.000 anni fa: si tratta di flauti ricavati da ossa di animali e zanne di mammut dotati di ben tre buchi che permettono di modulare diversi suoni. In un’epoca in cui le condizioni di sopravvivenza non erano né favorevoli né semplici, l’uomo ha sentito il bisogno di riprodurre suoni ancora prima di essere in grado di accendere un fuoco: infatti, il primo acciarino risale a 32.000 anni fa. L’espressione artistica è un bisogno, e attraverso di essa si possono combattere battaglie, trasmettere conoscenze, emozioni, spingere alla riflessione. Ne Il suono sacro di Arjiam, infatti, ho cercato di porre l’accento sui temi che mi appassionano e che io considero importanti, quali amore, amicizia, lealtà, saper dare un significato alle proprie azioni, confrontarsi con i dubbi e le difficoltà che ogni adolescente si trova ad affrontare quando si affaccia alla vita adulta, la relazione tra scienza (qui simboleggiata dal potere immenso della magia) ed etica, il rapporto/scontro con il potere visto da diverse angolature. Anche se l’ambientazione che ho creato mi offriva spunti per un’ambientazione storica, ho scelto la forma del romanzo fantasy perché offriva alla mia corda espressiva la possibilità di esprimersi al meglio: epicità e colpi di scena alternati a momenti di ripiegamento interiore, tensione emotiva e scavo psicologico… l’equivalente narrativo del Melodramma che è il mio principale ambito professionale.

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Ausilia Gulino

ausiliagulinoChiunque ha sfogliato, ritagliato, conservato, strappato, una pagina nella propria vita. Dai bambini agli adulti, dai tempi remoti agli odierni, le pagine, hanno rappresentato parte della propria esistenza. Positiva e negativa. Gioiosa e triste. Esse hanno assistito, accompagnato e immortalato silenziosi momenti fugaci o duraturi, divenendo parte integrante di spazio e di tempo infiniti; per poi magari finire accartocciate dentro a uno scaffale, o prendere fuoco dentro a un camino. Di mille usi, di mille idee una pagina può contenere diversi pensieri e parole. E per tutti i gusti. L’augurio è che questa volta le nostre, di pagine, accompagnino, consiglino, colmino e trasmettano tutto ciò che cuore e ragione non vedono da soli.

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